I 3 migliori libri di Francisco Ayala

Possiamo dirlo Francisco Ayala non c'era più niente da scrivere. Se il tempo che abbiamo può essere associato a qualche tipo di missione, Ayala ha avuto tutte le ore del mondo. Il suo lavoro è in sintonia con il significato della sua testimonianza vitale poiché è sopravvissuto a un intero XX secolo completamente, un secolo in cui ha viaggiato molto ed è stato sempre vicino ai momenti più significativi della storia della Spagna, dell'Europa e dell'America Latina.

Che, inoltre, potesse prolungare i suoi giorni fino a superare un intero decennio del XXI secolo, si può ipotizzare come un destino fortunato che finì per renderlo l'ultimo grande cronista della virulenta fine del millennio.

Ovviamente ora guardare la bibliografia di Francisco Ayala diventa una panoramica completa della letteratura ispanica in cui ha narrato realtà e finzioni, romanzi e saggi, sempre con un punto di vista all'avanguardia nella narrativa e critico nella riflessione, intriso di tendenze e nuove idee che lo hanno mosso verso quella volontà pionieristica e trasformatrice di uno dei più grandi umanisti, pensatori e creatori della nostra storia.

I 3 migliori libri consigliati da Francisco Ayala

Il cane uccide

La narrativa di Ayala appare costantemente alla sua vocazione saggistica, risultando alla fine un'intenzione sociale, politica e morale in tutti i suoi personaggi e ambientazioni.

Salvo quest'opera in primo luogo per il suo valore critico di potere, quello spazio in cui l'essere umano finisce per diventare la cosa peggiore che avrebbe potuto sognare.

Perché il potere corrompe e giustifica ogni atto nella ragione. Per Ayala, la vendita dello spirituale all'interesse più prosaico finisce sempre per spogliare l'uomo di fronte alle sue contraddizioni più perverse.

Il personaggio di Antón Bocanegra è quel prototipo di uomo cresciuto dalle sue miserie e capace di governare un paese americano (Il romanzo è scritto nell'esilio di Ayala a Porto Rico) con la sola volontà del suo orgoglio. La storia è raccontata da Pinedo, un osservatore invalido di ciò che accade.

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La testa dell'agnello

Un insieme di cinque storie di grande intensità sulla guerra civile spagnola. Un libro bandito da molti anni e che, una volta liberato dalla censura, ha già cominciato a circolare in Spagna con quel sentimento di trionfo della creazione di fronte all'autoritarismo di un regime finalmente esausto.

La sua prima edizione si tenne a Buenos Aires nel 1949. Attualmente compone quei cinque racconti sopra citati e che hanno l'unità tematica intorno alla guerra in Spagna a metà del XX secolo.

E dico metà Novecento perché il lavoro si estende al prima e al dopo, alle conseguenze delle tensioni sia precedenti che successive del dopoguerra e all'imposizione di quell'unica verità del vincitore, imposta come dogma non storico. Questo già classico lavoro di Francisco Ayala, esprimeva soprattutto i ricordi dolorosi fatti di personaggi e ambientazioni.

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Il giardino delle delizie

Pubblicato nel 1971 come una sorta di raccolta di esperienze e impressioni degli Ayala incentrata sui testi e sulla richiesta sociale e politica di una Spagna ancora franchista.

Un libro che sa di antologia biografica dell'uomo già prossimo alla vecchiaia (nonostante gli rimangano ancora più di 30 anni di vita) e intriso di quella saggezza dell'esperienza, quel prisma dell'esilio che osserva senza ebbrezza cosa succede nella loro patria.

Una storia fatta di un mosaico letterario ed esistenziale con bordi attorno a idee fondamentali come amore, perdite, malinconia e anche con aspetti prettamente sociali come potere, autoritarismo, sistemi sociali. Il tutto è ricoperto da riferimenti artistici, come lo stesso Giardino delle Delizie, di cui Ayala fa una trasmutazione narrativa.

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