Cielo Blu, di Daria Bignardi

È passato un po' di tempo da quando il crepacuore ha lasciato il romanticismo per fissare un appuntamento dallo psichiatra, come il figlio di ogni vicino. Raccontare quel crudo crepacuore assume un'altra dimensione nelle mani di Daria Bignardi. Perché si tratta di spogliare le miserie che lasciano in fredda solitudine davanti a un Universo che incombe improvvisamente sull'essere umano abbandonato al suo destino.

Lei che si sentiva incanalata in quel tipo di destino condiviso. Colui che forse ha sentito quella pesantezza che suppone la leggerezza di un'esistenza per ardere insieme alla stessa anima. La relazione finì male, precipitosa per lei e imperdonabile per lui. Ma la cosa peggiore è che la vita va avanti, cambiando dalla quinta alla prima, rallentando tutto sotto la sensazione che forse non si morirà mai e si dovrà vagare nell'esistenza per millenni di dolore.

Con quel pizzico di resilienza, sublimazione o l'eufemismo che si vuole usare oggi per lasciarsi lividi e leccarsi le ferite dopo una relazione fallita, questa trama riesce a convincerci che tutto accade, quel chiodo che tira fuori un altro chiodo, anche se forse non più attraverso nuovi amori per un cuore spezzato e bruciato...

Da quando suo marito, Doug, l'ha lasciata all'improvviso e senza spiegazioni, Galla trascorre le sue giornate sul divano, fissando la magnolia nel patio, fantasticando su ogni tipo di idea su cosa vuole fare della sua vita e sentendosi in colpa per quello che lei ha fatto è successo.

Durante il suo primo viaggio da solista, a Monaco, scopre per caso la casa museo dove è esposta l'opera del pittore Gabriele Münter. I suoi dipinti "così pieni di colore e così privi di gioia" la ipnotizzano. Da quel momento la voce di Gabriele entra nella vita di Galla: la tormenta e la deride mentre racconta la sua lunga storia d'amore con Kandinski, proprio come quella di Galla con Doug.

Un romanzo irresistibile, a tratti ironico e sempre passionale, che mescola leggerezza e profondità, grazia e tenerezza, mentre esplora il nostro rapporto con il dolore, che, in fondo, è il nostro rapporto con noi stessi.

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